Arte

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mercoledì 30 marzo 2016

La Gioconda e Leonardo

 Il rapporto tra arte e realtà in Leonardo e in particolare nella Gioconda.

Leonardo crede che l'arte sia il mezzo migliore per conoscere la realtà. E' convinto che questa renda il senso della natura senza bisogno di alcuna mediazione. Questa concezione è ben testimoniata dai suoi dipinti. Nella Gioconda pervade un forte senso di armonia. Leonardo appoggia la mentalità rinascimentale secondo la quale l'uomo è un microcosmo, perfettamente integrato all'interno del macrocosmo, che è l'universo. La perfetta relazione tra uomo e mondo è resa nella Gioconda: la figura femminile non è isolata dal resto dello sfondo naturale, ma vi è accordata attraverso l'uso di contorni sfumati. La donna in primo piano rappresenta bene La centralità dell'uomo all'interno del mondo ( antropocentrismo). Leonardo tenta di rendere al meglio la realtà e ci riesce. La Gioconda ha proporzioni e volumi naturali, e il busto in torsione, che rompono la simmetria e conferiscono dinamismo. Nel dipinto, oltre alla prospettiva lineare è introdotta quella aerea. Nello sfondo naturale gli elementi non hanno solo dimensione minore man mano che sono più distanti, ma sono anche più sfumati, dai contorni ancor meno definiti e di colori tendenti verso l'azzurro. Basti osservare la più nitida catena rocciosa appena dietro alla Gioconda e gli speroni indefiniti all'orizzonte: anche i colori cambiano. Anche la luce e la sua incidenza nella realtà è rispettata anche nel quadro: grazie ai due punti luce si creano forti effetti chiaroscurali che sembrano dare vita al dipinto. L'uso sapiente del colore permette una vivida rappresentazione del reale: la campitura non è omogenea, ma regolata dall'incidenza della luce e dalla stratificazione aerea. Questo si può notare nell'incarnato della donna: non è unitario, ma sfumato secondo il gioco dei chiaroscuri. La stessa caratteristica si apprezza nella resa del panneggio della veste. Ogni particolare nella Gioconda è attentamente studiato per rappresentare al meglio la realtà.

Legame tra scienza e natura in Galileo, Bacone, Cartesio, Spinoza

Scrive Galileo nel Saggiatore: la natura pur essendo sorda e inesorabile ai nostri vani desideri, pur producendo i suoi effetti in maniere inescogitabili da noi reca al suo interno una struttura armonica di tipo geometrico. Spiega l’affermazione galileiana ed individua le analogie con questa interpretazione in Bacone, Cartesio, Spinoza evidenziando, quindi, il legame tra scienza e natura.

Per Galileo la natura si esprime con un linguaggio matematico, ha in sé una propria coerenza ed armonia. La scienza galileiana si serve del linguaggio matematico per interpretare le qualità primarie che si trovano realmente nei corpi e non sono frutto di percezioni soggettive. Essa ha la capacità di rappresentare la struttura fisica del mondo grazie all’utilizzo di sensate esperienze (induzione) e necessarie dimostrazioni ( deduzione). E' in continuo sviluppo, in base all'indagine umana.
Bacone individua nella scienza la possibilità di comprendere la natura e dominarla attraverso lo studio delle nature semplici e misurabili, che recano al loro interno proprietà fisico-chimiche. L’uomo può ordinare à grazie ad un metodo induttivo per esclusione ed analizzarla minuziosamente senza fare ipotesi azzardate. Bacone è convinto che grazie alla scienza si possa riprodurre la natura, in rapporto a quanto si apprende della realtà.  Il suo limite però consiste nel non aver riconosciuto alla natura un linguaggio matematico, nell'aver elaborato una scienza volta semplicemente all'ordine e alla classificazione della "selva naturale" in base alle sue forme, lontana dall'audacia galileiana delle ipotesi.
A differenza di Bacone, che elabora una filosofia meccanica fondata forme materiali e caratterizzate dal movimento interno di particelle, Cartesio pone come base della sua scienza la matematica, come Galileo. La conoscenza deriva da un’intuizione, che è certa ed evidente, ordinata. Avendo riconosciuto l’esistenza di Dio, elabora una fisica deduttiva e meccanica. Egli non indaga la natura in maniera sperimentale come Galileo, ma istituisce una scienza che non può mutare, il cui ordine è Dio. L'esperienza è totalmente subordinata. Cartesio vede nella natura una misura e un ordine poiché deriva da Dio, che è perfetto. Per questo motivo sostiene le leggi di conservazione dell'energia, proprio perchè rispecchiano la natura divina.
Spinoza sostiene che la natura rechi al proprio interno un ordine geometrico. Dio e natura coincidono ed è per questo motivo che le leggi della natura sono necessarie, divine, immutabili, come Dio. Egli è convinto che la necessità divina sia geometrica: tutto deriva da Dio come da un triangolo derivano i suoi teoremi.  La conoscenza completa si verifica grazie all’intuizione dell’essenza di Dio, ovvero all'essenza geometrica e può essere preceduta da una conoscenza matematica, che scopre le cause delle cose. Scienza e natura giungono ad essere l'una specchio dell'altra, senza aspetti inesplorati.
Tutti e quattro i filosofi riconoscono nella natura un linguaggio matematico, tranne Bacone. Le loro filosofie inaugurano una nuova scienza che non si limita alla mera contemplazione, ma è finalizzata ad un uso pratico nella realtà. In particolare, la scienza baconiana è quella che più rispecchia l'ideale moderno del progresso, per il quale è indispensabile il dominio della natura. A Spinoza invece spetta il merito di aver elevato l'uomo a Dio e quindi di aver proposto una scienza basata sulla necessità e che possa capire totalmente e simultaneamente la natura.

Il metodo di Galileo, Bacone, Cartesio, Spinoza

Il metodo di Galileo, Bacone, Cartesio, Spinoza
Galileo:
Natura:
  • Possiede una propria coerenza;
  • Struttura metafisica matematica;
  • Si esprime attraverso un linguaggio matematico, indipendente da quello umano;
  • Comportamenti necessari e rigorosi, legati ad obblighi severi.
  • La Natura è formata da dati quantitativi e misurabili, oggettivi (corpuscolarismo).
  • La scienza è capace di comprendere la natura interpretandola con il linguaggio matematico e analizzando le qualità primarie. Rappresenta la struttura fisica del mondo. Realismo
Metodo
  • Metodo sperimentale.
  • Anche ipotesi audaci.
  • Sensate esperienze, certe dimostrazioni
  • Esperimenti: conferma o falsificazione teorie. Controlli ripetuti.
  • Pratica e teoria sono unite.
  • Esperimenti sono la conferma
  • Decifrare la natura, compito infinito
  • Certezza delle verità raggiunte ma discussione delle scoperte.
  • La scoperta scientifica non è un’auctoritas.

Bacone
  • Metodo induttivo per esclusione.
  • Induzione: scoprire un principio su cui organizzare dati.
  • Tabulaepresentiae, absentiae, graduum ipsissima res.
  • Scopo del metodo: ricerca della forma di una determinata natura semplice, ovvero proprietà fisico-chimiche.
  • No ipotesi anticipatorie.
Cartesio
  • Fisica deduttiva, in secondo piano l’esperienza.
  • Giustificata dalla metafisica.
  • Matematica modello della conoscenza.
  • Organizzazione della conoscenza in sistema.
  • Idee innate.
  • Materia = estensione.
  • Conoscenza: conoscenza proprietà matematiche.
  • I regola dell’evidenza: intuizione matematica natura semplice( chiara e distinta).?
  • II regola dell’analisi: dividere il problema in parti minori fino a giungere a quello intuitivamente evidente.
  • III regola della sintesi: Ricomporre il problema dagli elementi base a quelli più complessi.
  • IV regola dell’enumerazione: ripercorrere col pensiero tutte le cose che si riferiscono al problema. Enumerazione sufficiente e ordinata.
Spinoza

  • Dio è in tutte le cose.
  • III gradi di conoscenza.
  • II grado: conoscenza adeguata, razionale, scientifica. La ragione coglie le cause delle cose.
  • III grado di conoscenza: intuitiva. Coglie la natura dal punto di vista divino. Sub specie aeternitatis. Dagli attributi all’essenza della sostanza. Conosce l’essenza del mondo, ovvero quella di Dio. Unità psicofisica.